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 La Storia della Villa Romana del Casale

 

 

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Restauro.

Alto Commissariato per la Villa Romana del Casale

 Vittorio Sgarbi

 

Altri siti archeologici nelle vicinanze :

 

- Morgantina

 

- Sofiana

(a cura del dott. Ugo Adamo)

 

Premio di laurea in memoria dell'archeologo Gino Vinicio Gentili.

 

 

 

La Storia della Villa

In uno dei periodi più terribili per la Sicilia ( quando gli schiavi costituivano la parte più preponderante della popo-lazione) l’operosità e la creatività dei suoi abitatori furono capaci di tra-mandarci un opera ir-ripetibile non solo per la sua bellezza  e per l’armonia con l’ambiente circostante , ma soprat-tutto perché nelle immagini dei miti greci e romani  e nella rappresentazione degli eventi storici più importanti  c’è tutta la romanità .

Era l’inizio del secolo XVII, quando alcuni contadini, impegnati nel duro lavoro dei campi nell’alta valle del fiume Gela, ai piedi del Monte Mangone, si accorsero che ivi affioravano numerose strutture murarie, rivelatesi, poi appartenenti alla grandiosa Villa imperiale del Casale.

Da quel momento tutta la zona sottostante al monte Mangone fu interessata da campagne di scavo non autorizzate dagli organi competenti e molti furono coloro, che fecero ritrovamenti di oggetti preziosi. Con l’arrivo dei Francesi in Sicilia due statue ed una lapide,provenienti dalla Villa Romana, furono portate via, per essere destinate al Louvre.

Nel 1812 un antiquario romano, tale Sabatino Del Muto, avendo notato che presso alcune Famiglie piazzesi si trovavano reperti in marmo di epoca romana, oltre a monete e gioie!li di varie epoche, ed essendosi informato circa la loro provenienza, avviò ricerche e scavi nella zona del Casale. Alceste Roccella, Ispettore ai monumenti, in un suo studio del 1882 racconta che gli scavi di Del Muto portarono alla luce i primi mosaici, ed anche colonne, capitelli, monete, vasi di varie forme (la maggior parte dei quali finiti tra Napoli e Roma). Nonostante egli avesse regalato a gente del luogo alcuni oggetti, dei meno importanti tra quelli rinvenuti, i cittadini piazzesi, guidati da Domenico Cammarata gli vietarono di proseguire.

Se ne andò indignato, abbandonando le opere in corso. Successivamente Domenico Cammarata, ancora giovanissimo, si interessò presso il governo borbonico “onde proseguire gli scavi”  ma ogni suo sforzo rimase in fruttuoso”:

Sempre a dire del Roccella, verso il 1832 due grandi lastre di marmo verde antico, ritrovate nella Villa romana, furono rega1 te “a Re Ferdinando 11 di Borw,ne. il quale ne decorò due taL oli nella Reggia di Palermo tuttora ivi rinvengonsi”.

Apprendiamo ancora che verso il 1X30 il sacerdote Di Carlo, inteso Tumiella, ritrovò “una pentola di bronzo e molte monete antiche d’oro” del periodo arabo normanno (in buona parte poi acquisite da Domenico Cammarata, proprietario all’epoca dei terreni siti in contrada Casale) interessanti per datare l’epoca della distruzione e dell’abbandono della Villa, allorché fu distrutta in periodo normanno dal terremoto avvenuto il 4 febbraio 1169 e probabilmente completamente sepolta da una frana immediatamente successiva. L’evento, che ha conservato integro il sito, così come è pervenuto sino ai nostri giorni, lo ha anche salvato dalle rovinose incursioni dei pirati e dai pericoli incombenti, per le invasioni barbariche, che sarebbero iniziate con la crisi del Medio Evo.

 

 
   

 

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