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IL DIALETTO GALLOITALICO
a cura della professoressa Francesca Ciantia
dell'Iti-Itas di Piazza Armerina
Piazzesi e Aidonesi fin dalle prime volte che ci siamo affacciati fuori
dal nostro piccolo distretto, ci siamo sentiti chiedere dai siciliani:
"Ma da dove vieni?" e alla risposta "Dalla provincia di Enna" , li
abbiamo sentiti replicare perplessi "Eppure non sembri siciliano! ".
- Non sembri siciliano -, ci hanno detto anche fuori dalla Sicilia e non
si capiva bene se voleva essere un complimento. Certo è che anche
l’ascoltatore meno attento percepisce nella parlata, anche italiana, di
un parlante galloitalico qualcosa di diverso, di poco siciliano; sarà,
il timbro vocalico, l’incertezza con cui pronuncia le vocali atone, la
"e" soprattutto, o le consonanti doppie che rende lene e le lene che
raddoppia; sarà la cadenza, forse priva di quella musicalità o cantilena
che caratterizzano la gran parte dei dialetti isolani. Quello che è
certo è che minimo ti prendono per sardo, ma siciliano mai.
La curiosità di capire l’arcano mi spinse, ancora matricola
universitaria, ad approfondire gli studi di glottologia e dialettologia
che mi fecero "scoprire" le nostre origini "nordiche" e capire, ad
esempio, perché Vittorini in Sicilia scriveva di avere incontrato il
gran lombardo, al bivio tra Aidone e Piazza Armerina.
Sì perché la stranezza dei dialetti di Piazza Armerina e Aidone, ma
anche di Nicosia, di Sperlinga, di San Fratello, e in misura minore di
altri paesi, trae le sue radici dai dialetti dell’Italia Settentrionale,
dal Monferrato all’Emilia, nell’area appunto dei cosiddetti dialetti
gallo-italici; quelli che oggi parliamo sono il risultato di vari
processi di integrazione e di adattamento dell’originario gallo-italico
con i dialetti siciliani con i quali veniva a contatto o era
obbligatorio confrontarsi. La differenza tra i vari dialetti
gallo-italici sta proprio nel grado di integrazione , di apertura o
addiritura di cedimento al siciliano egemone.
Certo si deve imputare a ciò se da sempre i gallo-italici di Sicilia
hanno sviluppato una forma di bilinguismo, per cui parlavano il dialetto
stretto, o vernacolo, in ambito familiare e rurale, ma usavano una forma
sicilianizzata per farsi capire dai forestieri. Questo fenomeno,
documentato in Aidone e a Piazza Armerina già agli inizi del secolo
scorso e forse ancora prima, ha interessato di meno gli altri tre comuni
dove la gente orgogliosamente continua a parlare la forma che noi
chiamiamo "vernacolare", alla quale adegua anche i termini più moderni e
tecnologici.
Ma è risaputo che per fumo non ci batte nessuno e così, per studiare il
piazzese o l’aidonese, bisogna improvvisarsi archeologi, mentre per il
nicosiano o il sanfratellano basta saper ascoltare e registrare.
Per
maggiori informazioni sul dialetto clicca qui.
Un esempio:
ERNESTO CAPUTO
“A CAVALCADA” (1978)
Pu trëd’sc d’Aöst avöma a cavalcada !!
E a gënt a Cattradau t’ stà a munzëu viada !!
P’ vëd stì guerrieri camm’nër a r’t’nëra !!!!
A cu pësa u casciöngh, a cu pësa u darrera !!!
Dintra l’armauri, ognungh po’ natè !!!
L’ermi caladi ‘n’tësta e strasc’nann i pè !!!
Guardann’ poi ‘n’drappellu cu a crösc’tutta nëra !
N’dovina cu ggh’ tröv ‘n’puru: Sottafiëra !!!
Carù, cu a giov’ntù ch’avoma a st’ paës,
putëss’vu scartè ‘n’corcungh dritt’ e tës !!!
Ernesto Caputo
Poeta
Traduzione :
La Cavalcata.
per il tredici di agosto abbiamo la cavalcata
e la gente alla Cattedrale ti sta ammonticchiata
per vedere questi guerrieri camminare disordinati.
A chi pesa l'armatura , a chi pesa il fondo schiena
dentro le armature ognuno vi può nuotare
Gli elmi calati sulla testa e strascinando i piedi.
Guardando poi un drappello con croce tutta nera
indovina chi vi trovo pure: Sottafiera (personaggio piazzese ndt)
Ragazzi , con tutta la gioventù che abbiamo in questo paese
potreste scegliere qualcuno dritto e teso.
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