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STORIA DI PIAZZA E DEI SUOI QUARTIERI
Subito dopo la ricostruzione della città di Plutia, distrutta nel 1161
dal Re normanno Guglielmo I° il Malo, “Placiam nobilissimum Lombardorum
oppidum” (Piazza la città più nobile dei Lombardi), e fatta ricostruire
dallo stesso Re nell’anno del Signore 1163 sull’estremità occidentale
del Colle Mira, la città veniva proclamata demaniale o regia.
In epoca medievale mantenne dapprima caratteristiche di una certa
modestia territoriale, successivamente, ripreso il ruolo di città guida,
si affermava per importanza, ricchezza e per la sua numerosa e compatta
popolazione di etnia lombarda.
Non a caso Federico II nel 1234 la sceglieva quale sede per tutta la
Sicilia della Corte Nazionale che due volte l’anno il 1° maggio ed il 1°
novembre, teneva udienze per ascoltare i sudditi.
Nel 1240, Piazza confermata città demaniale, veniva annessa al
Parlamento di Foggia. Già nel 1256 l’intero colle Mira, versante
occidentale “Monte” e, versante orientale detto borgo Castellina,
(dall’antico castello che sorgeva dove oggi vi è l’ex ospedale, gia
convento dei frati francescani), rappresentava l’intera città di Piazza,
ed era ben munita di possenti mura difensive.
Nell’ottobre del 1296 Federico III d’Aragona vi convocava il Parlamento
e qui approvava la costituzione del Regno (i cosiddetti capitoli di
Piazza), e la guerra contro re Giacomo d’Aragona che dopo la
sollevazione antiangioina dei Vespri siciliani, cercava di riconquistare
l’isola.

Nel 1299 Piazza viene assediata dall’esercito Angioino dell’erede al
trono di Napoli il duca Roberto d’Angiò; assediata su due fronti dal
piano di San Giorgio e dal piano dell’Altacura, la città forte delle
possenti mura resistette, anzi in una sortita della cavalleria piazzese
infliggeva una sonora e sanguinosa sconfitta, con una disonorevole
ritirata all’esercito angioino.
Dopo il 1317 l’esistenza di atti notarili riportano notizie di
abitazioni site in “quartiere San Domenico, quartiere del Padre Santo e
della Commenda”, a testimonianza dell’incremento demografico, e che il
borgo della Castellina si andava suddividendo in contrade.
Nel 1348, la Beata Vergine Maria apparve al pio sacerdote Giovanni
Candilia, rivelandogli il luogo dove 187 anni prima (1161) i piazzesi
nell’imminenza del pericolo della distruzione della città e dei casali
lombardi per opera del Re Guglielmo il Malo, onde evitare che il
glorioso Vessillo papale del conte Ruggero, venisse ingiuriato dagli
infedeli o cadesse in mano al Re che lo voleva portare a Palermo, lo
rinchiusero in tutto segreto, in un arca di cipresso e lo seppellirono
nella badia fortificata, sull’eremo di Santa Maria di contrada piazza
Vecchia, situata accanto al cosiddetto “Castello del conte Ruggero”.
La città interpretò l’avvenimento come un segno con il quale la
“Vergine” riconfermava la sua predilezione per la città, per cui i
piazzesi iniziarono a dare vita alle celebrazioni con il triduo della
festa di Maggio, nella ricorrenza del rinvenimento del Vessillo, mentre
il 15 agosto invece la festa della acclamata Protettrice e Patrona.
Intorno al 1398 si dava inizio alla costruzione del borgo Canali, che di
lì a poco sarebbe diventata la Giudecca degli “ebrei piazzesi”, fino al
decreto datato Granada 31 marzo 1492, nel quale re Ferdinando il
Cattolico, ordinava l’espulsione degli Ebrei, da tutti i suoi regni.
L’estensione della città raggiunse la sua massima ampiezza alla fine del
sec. XIV con la costruzione degli attuali nuclei abitati di San
Giovanni, Santo Stefano, Altacura.
Il 2 settembre 1517, con lettera datata da Magdeburgo, inviata dal
futuro Imperatore Carlo V, Piazza per la sua importanza, nonché per la
sua lealtà alla corona, veniva elevata al rango di città, con il titolo
di “Civitas opulentissima” (Città ricchissima).
Nel 1545 della suddivisione della città in quattro quartieri, c’è ne da
atto una richiesta dei Giurati, che attraverso un nostro deputato al
generale Parlamento tenutosi a Palermo, chiedono l’approvazione di
alcuni capitoli, tra i quali uno si riferisce alla nomina di quattro
gentiluomini, uno per quartiere per la costruzione delle fogne e la
pavimentazione delle strade; l’altro all’elezione di due maestri di
mondizia, uno al Monte, dove viene compresa anche la Castellina, e
l’altro al borgo, che comprendeva Canali ed Altacura.
Di fatto la città nel secolo XV era formata dal Monte, che comprendeva i
quartieri Monte e Castellina, definita volgarmente la Città vecchia, e
dal Borgo che comprendeva i nuovi quartieri in via di costruzione,
definiti anche contrade per la distanza dal Monte e per gli ampi spazi
ancora vuoti sul territorio, Canali e San Giovanni- Altacura.
Nel 1598 il borgo Casalotto, che era di proprietà del conte Francesco
Branciforti di Mazzarino, veniva permutato dai Giurati di Piazza e unito
alla città, pertanto ai quattro quartieri dentro le mura, se ne aggiunse
un quinto fuori le mura, dirimpetto porta San Giovanni.
Mentre la città come in un mosaico componeva le proprie tessere
nell’espansione urbanistica, già all’inizio del quindicesimo secolo, le
celebrazioni, della festa di mezz’agosto a Maria Santissima delle
Vittorie rappresentano un grande evento, una festa religiosa che oltre a
coinvolgere tutta la città, coinvolgeva i paesi vicini e che non cesserà
praticamente mai di essere celebrata, con forme varie e con varie
partecipazioni anno dopo anno.
Tra la fine del sec. XVII e l’inizio del sec. XVIII le dodici
Confraternite presenti in città (così come risulta in diversi
manoscritti che si conservavano presso l’antica chiesa madre di San
Martino), in occasione dei classici festeggiamenti in onore a “Maria
Santissima delle Vittorie” introducono l’uso di rievocare, di rendere
presente il passato.
Riportando alla memoria le memorabili imprese del conte Ruggero, si
diede vita a una “Cavalcata” commemorativa della conquista normanna, un
corteo storico di milizie normanne che entravano in città liberando la
popolazione cristiana dal giogo dei saraceni; dove i Rettori o i
Governatori delle Confraternite avvicendandosi ogni anno,
rappresentavano il Conte a cavallo con il glorioso Vessillo papale di
Maria Santissima delle Vittorie.
Nei secoli che seguirono i borghi si estesero raggiungendo gli attuali
confini, inoltre venne modificato il loro nome, dalla dizione di borgo
si passo alla denominazione definitiva di quartiere.
Il quartiere Casalotto estendendosi giù a valle raggiunse l’attuale
piazza Generale Cascino, delimitandone in quella piazza il confine.La
contrada Altacura, (piazza Alcide De Gasperi) veniva assorbita dal
quartiere Canali, che contrassegnava il confine territoriale a ferro di
cavallo, da via Roma a via Stradonello.
Il quartiere San Giovanni dalla linearità del suo territorio metteva
insieme i borghi di San Domenico e del Padre Santo, demarcando il
proprio territorio da piazza Garibaldi lungo via Roma, da via Marconi,
lungo via Garibaldi, chiudendo con via S. Stefano e via Mons. Sturzo.
Il quartiere Castellina segnava i propri confini così come la storia lo
aveva visto nascere.
Da piazza Garibaldi, lungo via Cavour, per ridiscendere a valle sotto
l’ex ospedale nella via Bonifacio, da via Marconi, a via Garibaldi, a
via dott. S. La Malfa e proseguendo a valle lungo l’antica cinta muraria
che giunge a porta Castellina.
Il quartiere Monte arroccato sul colle Mira, delimita i propri confini
da piazza Garibaldi, lungo via Cavour, da porta Catalana, o via Costa
Vallone di Riso, lungo via Stradonello.
Nell’anno 1777 con privilegio datato Palermo 26 luglio, re Ferdinando
concedeva alla città il titolo di Senato “S.P.Q.P.” Il 5 luglio 1817
papa Pio VII elevava Piazza a città vescovile, l’anno successivo,1818,
con decreto dello stesso papa Pio VII, il Vessillo glorioso del conte
Ruggero raffigurante la sacra immagine della Madonna, veniva
solennemente incoronata dal Capitolo Vaticano e proclamata Patrona della
Diocesi.
Tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900, La Cavalcata che aveva
svolgimento ogni cinque anni, il 14 agosto alla vigilia della solenne
processione religiosa dell’Assunzione, (sì, perché i piazzesi,
celebravano già l’Assunzione di Maria, con grandi festeggiamenti molti
secoli prima del dogma di fede proclamato nel 1950 con la Bolla di Pio
XII “Munificentissimus Deus”), veniva rivisitata e corretta introducendo
l’uso di indossare costumi e armature medioevali, (nei secoli precedenti
le Confraternite avevano partecipato indossando costumi non consoni al
periodo medioevale, basti pensare che alla fine del 1800 i confrati che
sfilavano a cavallo vestivano frac e cilindro).
Nel 1932 La Cavalcata venne arricchita con una imponente corsa
rettilinea di cavalli, che si svolgeva in contrada Scarante il cui
arrivo era posto in contrada Costantino, nei pressi della Villa Arena,
fuori il perimetro urbano cittadino.
Con la soppressione delle Confraternite e subito dopo la guerra, nel
1952, prendendo origine dagli antichi tornei cavallereschi che si
trasformarono poi in giochi popolari, alla Cavalcata tradizionale, si
aggiunse l’avvincente e stimolante torneo cavalleresco “La Quintana del
Saracino”, un torneo equestre che rievocasse la lotta dei cavalieri
rappresentanti dei quartieri di Plutia contro l’invasore arabo in onore
del conte Ruggero.
Alle Confraternite che sino a quel momento avevano rappresentato le
singole realtà parrocchiali, seppure territorialmente corrispondenti nei
secoli con i borghi prima e i quartieri dopo, subentrarono i Quartieri
medioevali in cui era divisa la città, Monte, Castellina, Canali e
Casalotto ad eccezione del quartiere San Giovanni che stranamente nella
nuova rivisitazione della Cavalcata, dal 1952 “Palio dei Normanni”, non
veniva inserito nella storica kermesse.
Di fatto i Quartieri, prima del 1952 erano stati per secoli
rappresentati nella vita religiosa, culturale, e sociale della città,
dalle Confraternite o da Sodalizi che avevano la loro sede legalmente
riconosciuta in una chiesa, (luogo di culto e di riunione), attraverso
la quale sia i nobili che il popolo si occupavano con opere pie fra la
comunità ed assistenza ai malati, mantenendo vivo il culto dell’Eucarestia
e dei Sacramenti.
E non a caso fin dai tempi più remoti mantenendo viva questa fede,
rappresentavano all’esterno con manifestazioni pubbliche le feste
religiose, così come rappresentato nella Cavalcata.

Con la loro soppressione, i Quartieri non ancora organizzati e
legalmente non ancora costituiti in associazione, non intuirono di
raccogliere da subito l’eredità secolare delle confraternite, forse
perché la presenza in città di diversi circoli ricreativi, società
operaie di mutuo soccorso, in rappresentanza delle diverse classi
lavoratrici, frammentò lo spirito di aggregazione che le confraternite
avevano avuto.
Ma di lì a qualche decennio i quartieri forti di un periodo propedeutico
di fatto si costituiscono legalmente in società, denominati “Comitati di
Quartiere” il Palio dei Normanni nell’avvincente e stimolante torneo
cavalleresco della Quintana del Saracino fa il resto, riportando nelle
diverse fasce generazionali quell’orgoglio di appartenenza al quartiere,
dove il sano spirito agonistico ha caratterizzato oltre alla
competizione paliesca, le diverse iniziative che nel corso dell’anno
sono solite svolgersi in città.
(Filippo Rausa - dell'Associazione Magistrato dei Quartieri)
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