Citata
da autorevoli fonti antiche come Diodoro Siculo, il celebre
erudito Strabone, Tucidide e lo storico Tito Livio, l'antica
città di Morgantion venne identificata con certezza solo intorno
alla metà degli anni Cinquanta, in seguito a regolari campagne
di scavo effettuate dalla missione archeologica della Università
di Princeton (USA), guidata da E. Sjoqvist e R. Stillwell. Prima
di allora, in verità, varie proposte avevano tentato di
localizzare nel quadro geografico dell'isola quell'antico centro
siculo-ellenizzato un tempo coinvolto nelle principali vicende
storiche che interessarono la Sicilia centro-orientale: dalla
tirannide di Ippocrate di Gela agli anni tra il 460/59 ed il
450, il quale agli inizi del V sec. a. C. conquistò la piccola
polis sulla Cittadella (fondata con molta probabilità da un
gruppo di Siculi provenienti dall'Italia meridionale intorno
agli inizi del I millennio a. C. e guidati dal re Morges, cui si
deve il nome della città) nel difficile ma riuscito tentativo di
aprire uno sbocco sul Tirreno alla dorica Gela, quando il
rifiuto da parte dei Morgeti di aderire alla causa di Ducezio ed
al vano tentativo di costui di organizzare un'alleanza delle
genti sicule contro la crescente egemonia dei Greci determinò
l'assalto e la distruzione del centro ad opera del condottiero -
ed il conseguente trasferimento dell'abitato dalla rocca della
Cittadella all'altopiano di Serra Orlando, che ospita ancora
oggi i monumentali resti della città. La prestigiosa posizione
di Morgantina, al centro dell'isola, naturalmente protetta da
tutti i lati da ripidi e scoscesi pendii ed inoltre, elemento
non trascurabile, la sua vicinanza all'antico fiume Albos, oggi
Gornalunga (le cui acque -un tempo abbondanti- rendevano fertili
e produttive le vallate circostanti coltivate a grano) aveva in
verità da tempo attirato le attenzioni di Siracusa che,
nonostante la caduta dei regimi tirannici dell'isola, riuscì ad
ottenere una tacita supremazia sulla città, sebbene questa
rimanesse di fatto libera, come conferma l'istituzione di una
zecca cittadina autonoma. Nel 424 a.C. Morgantina fu nuovamente
protagonista di un evento storico importante, il "congresso" di
Gela, in cui venne ceduta da Siracusa a Camarina in cambio
dell'adesione di quest'ultima alla causa siracusana, ossia alla
costituzione di un'alleanza di tutte le città rodio-corinzie
dell'isola contro le città calcidesi guidate da Leontinoi, le
quali a loro volta avevano invocato l'aiuto di Atene per
limitare le pretenziose smanie di dominio di Siracusa. La
spedizione ateniese in Sicilia si concluse con un clamoroso
insuccesso e la definitiva vittoria di Siracusa e dei suoi
alleati nel 415 a.C.. Tuttavia il prestigio siracusano ebbe
qualche momento di incertezza: approfittando dei conflitti tra
le genti greche dell'isola, i Cartaginesi avrebbero intrapreso
la conquista di importanti avamposti nella Sicilia greca. È
probabile che, di queste vicende, avessero tentato di
approfittare tutti quei centri che mal tolleravano l'egemonia
siracusana: anche Morgantina avrebbe accolto soldati punici, ma
questo tentativo di liberazione dal predominio di Siracusa non
andò a buon porto. Nel 396 a.C. il tiranno Dionisio I avrebbe
guidato la conquista della città, che venne nuovamente
ricondotta nell'orbita siracusana sino al 368 a.C., anno della
morte di Dionisio, quando Morgantina riuscì a sganciarsi da
Siracusa e divenne sede di un gruppo di mercenari campani.
L'arrivo di Timoleonte in Sicilia nel 344 a.C., nel tentativo di
ripristinare il prestigio di Siracusa ed il suo predominio sui
centri dell'isola, coinvolse direttamente Morgantina: la città
tentò invano di resistere all'assalto del condottiero corinzio,
il quale avrebbe stanziato nella città un gruppo di coloni
greci. Il potere oligarchico instaurato da Timoleonte a Siracusa
trovò forte opposizione da parte del popolo, che affidò le
proprie speranze ad un capo carismatico. Agatocle: costui riuscì
nel 317 a.C. ad abbattere l'oligarchia a Siracusa grazie anche
ad aiuti provenienti da Morgantina, la quale per questo sarebbe
stata privilegiata, ritrovando quella pace e prosperità perdute
da tempo. Ancora alleata di Siracusa all'epoca di Gerone II
(276-215 a.C.), durante la seconda guerra punica si sarebbe
ribellata a Roma alleandosi con i Cartaginesi; pagò caro il
prezzo di questa scelta -per cui Tito Livio la annovera tra le
città "ignobili" dell'isola- nel 211 a.C., quando venne punita e
costretta a sottomettersi al dominio romano. Ceduta insieme al
suo territorio a soldati spagnoli guidati da Merico, intraprese
un lento declino che la portò alla decadenza totale. E' questa
la situazione che descrive Strabone all'inizio della età
imperiale, parlandone come di una città che "una volta esisteva,
ma ora non esiste".