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Gran Priorato di Sant’Andrea


E' la chiesa più antica di Piazza Armerina ed una delle opere più interessanti dell'arte medioevale siciliana, sia per quanto riguarda la storia dell'architettura che per quanto riguarda la storia della pittura.
Fu fondata verso i primi decenni del 1100 molto probabilmente dal Conte Simone Aleramico, nipote del Conte Ruggero, e non nel 1096 da Simone, figlio del Conte Ruggero, (che allora aveva solo tre anni), come vuole la tradizione; affidata ai Canonici di Sant'Agostino e arricchita di ampia dotazione, fu donata nel 1148 dal suddetto Conte Simone e dalla moglie Thomasia all'ordine del Santo Sepolcro.
Il Gran Priore di Sant'Andrea, nominato prima dai Conti Aleramici e poi dai Re di Sicilia e confermato sempre dal Pontefice, fu scelto per secoli tra le più alte personalità della Sicilia e sedeva per diritto al Parlamento Siciliano.
Due Priori di Snat'Andrea furono anche Cardinali (il Rebiba [1497-1572] e il Parravicini e l'ultimo fu nominato da Vittorio Emanuele II nel 1862.
Le attuali strutture risalgono agli ultimi decenni del secolo XII, essendo andata distrutta la primitiva costruzione, se non proprio in occasione della ribellione della città a Guglielmo I, nella quale furono coinvolti gli Agostiniani, più probabilmente dal grande terremoto del 1169, che sconvolse tutta la Sicilia centro-orientale.
La costruzione presenta un aspetto scabro e compatto, ravvivato sul prospetto da un portale archiacuto incassato con colonnine addossate agli sguanci e sul transetto meridionale da portaletto simile con elementi ricavati in opera, elementi questi tipici dell'architettura arabo-normanna del periodo della contea. Contribuiscono ad alleggerire la massa i due altri portaletti laterali incisi, le dodici finestre a feritoia e le piccole finestre ad occhio che si aprono nel prospetto e nei bracci del transetto.
La pianta a croce commissa si sviluppa in una lunga navata, dominata da un transetto sopraelevato a bracci molto pronunziati, su cui si aprono l'abside principale e due absidiole laterali, incise nel grosso muro, che ripetono il motivo arabo della colonna inalveolata negli stipiti. Recentemente (1958-1962) la rimozione di uno scialbo impasto del 1830 ha rilevato la presenza di una serie di affreschi, databili dal XII al XV sec., che assegnano al monumento uno dei primi posti nella storia della pittura medioevale siciliana. Si tratta di una ventina di intonaci dipinti restaurati dal prof. G. Nicolosi. Comprendono alcune figure di «Santi» ed «Angeli» di un Anonimo bizantineggiante del sec. XII.; un «Martirio di Sant'Andrea», una «Dormitio Virginis», una «Deposizione dalla Croce», una «Strage degli Innocenti» di un Anonimo meridionale dei sec. XII-XIII, collegato in qualche modo alla pittura cosiddetta «benedettina»; di una «Crocifissione» del XIII sec.; di una «Madonna col Bambino» del XIV sec. di una «Messa di San Gregorio» e di una «Resurrezione» del XV sec.
L'affresco più recente, raffigurante «Sant'Antonio Abate» in cattedra, è datato 1486 si trova nel braccio settentrionale del transetto.
Nel terzo altare a detsra c'è anche una tela («Deposizione»), attribuita a Pietro Novelli (1640).



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